L'acqua non bolle a 100 °C

Aggiornamento: 15 set
La nostra quotidianità si basa su valori numerici e convinzioni date dall'esperienza intese come verità universali. Ma cosa rappresentano per noi e per la realtà?

Apertura
Non vi è alcun dubbio che l’utilizzo di determinati valori linguistici e numerici abbia portato a risultati sorprendenti nella nostra vita quotidiana. Avere la certezza di poter descrivere un determinato fenomeno in modo condiviso ci conforta e rende la natura meno spaventosa di quanto in realtà possa essere.
Facciamo ampio uso di queste certezze per regolare le relazioni con gli altri e la nostra stessa vita. Poter ragionare intorno a un concetto facendo uso dei medesimi significati condivisi, così come di elementi numerici che ne definiscono e rafforzano l’identità, ci permette di accordarci su eventi comuni e persino di costruire abitudini.
Un primo punto di vista
Consideriamo l’esempio di una persona che ogni giorno ha l’abitudine di fare colazione al bar prima di recarsi al lavoro in treno. Ipotizziamo che l’orario lavorativo inizi alle 9:00 e che il tempo di percorrenza in treno sia di circa un’ora. Supponiamo inoltre che l’orario più utile per arrivare in orario in ufficio, sia prendere il treno che delle 7:55.
Facendo un ragionamento a ritroso capiamo che, se volesse fare una buona colazione al bar con calma, questa persona dovrebbe recarsi al locale almeno 30 minuti prima della partenza del treno. In questo modo avrebbe poi la possibilità di recarsi in stazione, dal momento che non è troppo lontana dal bar. Il tempo di percorrenza casa bar è di circa cinque minuti a piedi. La sveglia dovrebbe quindi suonare intorno alle 7:00. L’organizzazione funziona anche perché il bar apre alle 6:30.
Con questi orari, la persona può organizzare la propria mattinata con la ragionevole certezza di riuscire a fare colazione e prendere il treno in tempo.
L’uso delle convenzioni
Tutti gli orari riportati nell’esempio ci fanno capire quanto possa essere vantaggioso disporre di un sistema condiviso per misurare il tempo. Se la comunità si coordina attraverso un unico metodo di misurazione, abbiamo la possibilità di dividere la giornata in determinati valori temporali, i quali hanno la stessa validità per tutti. Questo rappresenta un enorme vantaggio per la società: ci permette di coordinare le nostre attività, stabilire appuntamenti e costruire abitudini condivise.
Detto questo, ritengo opportuno allargare per un momento la nostra visione dal particolare al generale, chiederci che cosa sia, in realtà, questa suddivisione della giornata e del tempo in determinati valori numerici che utilizziamo costantemente. Più in generale, chiedersi cosa siano questi costrutti che utilizziamo per definire la nostra esistenza.
Sappiamo che la durata della giornata fa riferimento a un fenomeno naturale, ovvero alla rotazione della Terra sul proprio asse. Per praticità abbiamo suddiviso il giorno in 24 ore, anche se il giorno sidereo, ovvero il tempo effettivo di rotazione della Terra rispetto ad un punto fisso nello spazio (stelle), dura circa 23 ore, 56 minuti e 4 secondi. Ci è sicuramente più comodo organizzare la giornata attraverso valori interi e facilmente divisibili, piuttosto che fare continuamente riferimento a frazioni più complesse.
Da questa osservazione possiamo evincere almeno due cose:
L’ora che utilizziamo abitualmente per scandire i nostri impegni prende origine da un fenomeno naturale al quale abbiamo applicato una suddivisione convenzionale.
L’orario, così come lo utilizziamo nella vita quotidiana, non coincide perfettamente con il fenomeno naturale a cui facciamo riferimento: l’uomo si appoggia a un fenomeno naturale, ma lo adatta alle proprie necessità.
Andiamo più a fondo
Torniamo all’esempio iniziale. Abbiamo detto che la persona determina i propri spostamenti e le proprie attività facendo uso di un sistema condiviso di misurazione del tempo: l’ora.
Abbiamo poi fatto una piccola riflessione che ci ha portati a capire come l’ora non sia qualcosa che esiste concretamente nella natura, ma un concetto astratto che utilizziamo per descrivere e organizzare un fenomeno naturale. Ci riferiamo alla rotazione della Terra e la suddividiamo secondo criteri che ci risultano utili per organizzare la nostra giornata.
Quello che, a mio avviso, dobbiamo tenere in considerazione è che troppo spesso cadiamo nell’errore di considerare come verità assolute concetti che derivano, almeno in parte, da convenzioni. Le quali a loro volta derivano da risultati di ragionamenti su fenomeni naturali.
Il percorso funziona più o meno così: partiamo dall’osservazione di un fenomeno naturale e lo studiamo attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione. Tra questi, la matematica ci permette di descrivere e quantificare meglio e in modo oggettivo ciò che osserviamo. Da questo studio estraiamo dei valori e costruiamo dei concetti. Su questi valori e concetti basiamo poi una parte della nostra vita.
Si crea una spirale per cui il punto di arrivo non coincide esattamente col punto di partenza: ci si avvicina ma qualcosa cambia; quella variazione è determinata proprio dal ragionamento umano.
Se tutto parte da un fenomeno naturale, i nostri ragionamenti ci portano ad estrarre dalla realtà valori linguistici e numerici che utilizziamo come base per costruire la nostra vita. Ma la nostra stessa vita è un fenomeno naturale!
L’uso costante di queste costruzioni, insieme alla loro efficacia e utilità, può portarci progressivamente a dimenticare la loro origine. Ci convinciamo che siano realtà dotate di una propria identità, inconfutabili perché vere, e che la loro verità dipenda proprio dall’incredibile efficacia che dimostrano nel loro utilizzo.
Più li utilizziamo, più rischiamo di convincerci che siano la realtà stessa, anziché strumenti attraverso i quali cerchiamo di comprenderla.
L’acqua non bolle a 100 °C
Veniamo ora alla spiegazione dell’asserzione che dà il titolo a questo articolo.
Il nostro punto di partenza è sempre la natura, la realtà. D’altronde, possiamo scavare logicamente all’interno di un evento naturale per cercare di comprenderne l’origine o il funzionamento, ma le nostre analisi partono sempre dal confronto con qualcosa che si manifesta nel reale. Dunque, osserviamo il reale.
Nell’osservare il reale, arriviamo a formulare ipotesi e teorie. Se verificate, ne possono conseguire astrazioni - come l’ora - le quali possono tornarci utili.
Ma la natura in sé, come agisce?
Prendiamo ad esempio l’acqua. L’acqua non possiede una coscienza come la nostra, né conoscenze scientifiche che le permettano di sapere che, raggiunta una determinata temperatura, in presenza di particolari condizioni di pressione e composizione, debba bollire esattamente a 100 °C.
L’acqua, più semplicemente, cambia stato quando si realizzano determinate condizioni fisiche. Non “aspetta” di raggiungere i 100 °C: il suo comportamento dipende dalle condizioni in cui si trova. Il fenomeno, il cambiamento di stato, è determinato dalle condizioni fisiche della natura.
Emerge una distinzione che sarà fondamentale per ciò che segue: il fenomeno non coincide con il concetto attraverso il quale lo descriviamo. L’acqua cambia stato indipendentemente dal fatto che noi abbiamo elaborato una scala per misurare la temperatura. Il fenomeno appartiene alla realtà; i “100 °C” appartengono invece al nostro modo di descriverla.
Questo non significa che il valore della temperatura sia falso o inutile. Al contrario, è uno strumento estremamente efficace per descrivere un determinato comportamento dell’acqua in determinate condizioni. Il punto è un altro: non dobbiamo confondere lo strumento con ciò che lo strumento descrive.
Torniamo a noi
Proviamo ora a pensare alla persona dell’esempio e immaginiamola come una gocciolina d’acqua. È un esempio che spesso viene utilizzato per ricordarci quanto siamo piccoli rispetto all’immensità della realtà che ci circonda. Non ne abbandonerei il senso, ma in questo caso l’attenzione è tra la persona intesa come elemento sopra/distaccato dalla natura (come è abituato a pensarsi) e persona come immerso nella natura di cui fa parte, come effettivamente è, esattamente come la gocciolina d’acqua.
Anche noi siamo un fenomeno naturale. Complesso, data questa incredibile coscienza di cui ancora sappiamo ben poco. In ogni caso, siamo il risultato di un processo naturale. Siamo immersi nella natura e ne facciamo parte.
Se proviamo a confrontarci con il comportamento dell'acqua, ecco cosa possiamo notare: mentre l’acqua semplicemente agisce, seguendo le condizioni naturali. L’uomo, dalle condizioni naturali crea costrutti su cui basa il proprio agire. È il naturale utilizzo della ragione che ci porta a fare questo, ma inesorabilmente, ci distacchiamo dalla natura.
L’utilizzo dell’ora, per come lo intendiamo, è sicuramente utile in una società che deve coordinare le proprie attività. La mia non è quindi una critica ai sistemi internazionali usati come convenzioni per regolare la nostre attività, ma al concetto secondo cui possiamo finire per attribuire valore di verità assoluta a costruzioni che abbiamo elaborato per descrivere la natura.
Estrarre dalla natura dei concetti attraverso il ragionamento e utilizzarli per organizzare la nostra vita è una delle più grandi capacità dell’essere umano. Il rischio nasce quando dimentichiamo che quei concetti sono strumenti che abbiamo costruito per comprendere qualcosa che esiste indipendentemente da noi.
Conclusione
È dunque il fenomeno naturale, a cui facciamo riferimento nei nostri ragionamenti scientifici e filosofici, a costituire il punto di partenza delle convenzioni linguistiche e matematiche che utilizziamo per organizzare la nostra quotidianità.
Dobbiamo però tenere sempre presente che tutto ciò che siamo stati in grado di costruire deriva, direttamente o indirettamente, dal nostro rapporto con la realtà. È alla natura che dobbiamo continuare a guardare e alla quale possiamo ispirarci, senza confondere le nostre costruzioni con ciò che esse cercano di descrivere.
Guardare il dito invece della luna, in fondo, significa proprio questo: concentrarsi sullo strumento e dimenticare ciò verso cui lo strumento dovrebbe indirizzarci.
Non si vuole sostenere l'abbandono delle convenzioni che abbiamo creato. Sono estremamente utili nella quotidianità e indispensabili per il funzionamento della comunità. Non possiamo però attribuire loro valore di verità in virtù del fatto che dimostrano una grande efficacia pratica all'essere umano.
Sono costrutti umani che non esistono nella natura nella forma in cui li concepiamo, ma che dalla natura prendono origine e che utilizziamo per organizzarla concettualmente.
Guardiamo quindi la realtà che ci circonda con un occhio più aperto. Non lasciamoci limitare dalle convenzioni, per quanto utili possano essere.
Questo rappresenta forse lo stato iniziale di qualsiasi forma di ragionamento: mettersi in ascolto della realtà e, quando necessario, rimettere in discussione teorie delle quali eravamo pienamente convinti, ricordandoci che in fondo sono costrutti che derivano dal nostro ragionare sulla realtà, ma non sono la realtà in sé; e dunque per questo probabilmente sempre in dubbio.
La verità è nella natura. Le scienze e la filosofia sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per cercare di comprenderla; ma ciò che attraverso di esse costruiamo non è la realtà in sé, bensì una rappresentazione, un modello, un concetto che ci aiuta a comprenderla.
La natura non fa calcoli come noi. La natura è.
Esattamente come l’acqua non “bolle a 100 °C” in senso assoluto: cambia stato quando le condizioni fisiche che la circondano lo rendono possibile.
