L'uso dello smartphone nei piccoli. Una barriera digitale tra il mondo reale e crescita.

Nella società di oggi si vedono sempre più spesso bambini molto piccoli lasciati dai propri genitori sul seggiolone o nel passeggino con lo smartphone tra le mani. Una sana passeggiata al parco rischia così di diventare altro tempo passato a fissare uno schermo, privandosi della possibilità di scoprire le magnificenze della natura.
Se da un lato è comprensibile che possa esserci da parte dei genitori la necessità di avere qualche minuto di riposo, dall’altro è difficile non rendersi conto che questo modo di fare, alla lunga, possa portare a dei rischi non indifferenti per la salute dei bambini
Vediamo alcuni dei pericoli che si nascondono nel lasciare l’uso di dispositivi tecnologici per un tempo prolungato ai più piccoli.

Isolamento dal mondo reale
Quando prendiamo in mano lo smartphone, quello che facciamo è accedere ad un mondo digitale estremamente vasto. Non vi è dubbio che possa esserci dell’utilità nel fare questo, ma i pericoli sono innumerevoli e sfortunatamente difficili da cogliere.
La prima osservazione che vorrei fare, è che quando interagiamo con i contenuti che ci appaiono da uno schermo (smartphone, PC, tablet) stiamo ponendo un qualcosa tra noi e il mondo reale che ci circonda. La nostra esperienza si concentra in un piccolo punto dal quale riceviamo continui impulsi. Informazioni, che il nostro cervello deve elaborare a gran velocità, cercando di non perdersi.
Entrare nel mondo virtuale rappresenta un viaggio. Arrivarci non è così complicato, anzi, è la parte più semplice. Uscirne, invece, rappresenta la vera difficoltà.
Vediamo brevemente cosa succede.
Un pensiero ci passa per la mente: controllare se sia arrivata una notifica. È un gesto quasi automatico: prendiamo lo smartphone e sblocchiamo lo schermo. È in quel momento che avviene il vero e proprio ingresso nel mondo virtuale. Ci solleviamo idealmente dal mondo reale per esplorare un altro mondo, fatto di leggi diverse. Qui tutto è molto più veloce: il nostro "Io virtuale" può muoversi facilmente tra contesti diversi, passare da un'informazione all'altra, tra immagini, video e suoni.
Anche le azioni che compiamo sembrano più leggere. Non scompare completamente il male che possiamo procurarci o che possiamo generare, ma tutto viene attenuato, trasformato in una sequenza di 0 e 1 priva di tangibilità.
La nostra mente viene così lentamente sopraffatta dai pensieri e dalle informazioni che ci vengono continuamente presentati. Quello iniziale, che ci aveva spinti a prendere il telefono, è ormai dimenticato. Senza rendercene conto, sono già trascorsi diversi minuti durante i quali siamo rimasti scollegati dal mondo che ci circonda.
Poi, per un attimo, rinsaviamo.
Ci rendiamo conto che intorno a noi la vita continua. È il momento di tornare alla realtà: bisogna spegnere lo schermo.
Ma è difficile staccarsi.
Come si può non controllare se la pagina che seguiamo sui social ha pubblicato qualcosa? E se fosse arrivato un nuovo messaggio? E se ci fosse un video che ancora non abbiamo visto?
Passa altro tempo.
Continuamo a controllare, finché non abbiamo più applicazioni da aprire, social da consultare o pagine Internet da visitare. Quando finalmente abbiamo esaurito ogni possibile motivo per rimanere lì, a gran fatica spegniamo lo schermo e torniamo nel mondo reale.
Un mondo che ora ci appare lento, quasi noioso. Non ci sono tutte quelle immagini e quelle musiche che scorrevano davanti ai nostri occhi. I movimenti non sono fluidi come prima e ciò che nel mondo virtuale potevamo ottenere con un semplice tocco, nella realtà richiede tempo, fatica e un dispendio energetico nettamente superiore.
Torna allora in mente il motivo iniziale per cui avevamo preso il telefono. Si sblocca nuovamente lo schermo e, questa volta, si va dritti verso la meta. O almeno, si spera.
A quanti non è successo di vivere un’esperienza simile?
La cosa preoccupante, è che chiunque può essere trascinato, suo malgrado, in questo viaggio astrale. Quello che ho raccontato è il vortice di cui è inconsciamente vittima un qualsiasi adulto. Ma se questo capita ad una mente matura, come potrebbe un giovanissimo trovare la forza per non esserne ugualmente vittima?
Una delle grosse differenze riguardo all’uso degli odierni dispositivi tecnologici, è che i nati prima degli anni 2000 ci sono arrivati gradualmente. Hanno avuto la possibilità di vivere ogni passaggio dell’evoluzione tecnica che ci ha portato dai primi telefonini a questi miracoli della scienza che ora portiamo in tasca.
C’è stato del tempo a disposizione per capirne il funzionamento, vederne la trasformazione. Ci siamo approcciati alle tecnologie più avanzate da adulti, solo dopo aver fatto esperienza del reale da piccoli: giocare a palla, sbucciarsi le ginocchia in bicicletta. Capire quale sia la differenza tra dolore fisico/reale e virtuale.
I giovani nati dopo il 2000, no. Loro sono stati immersi in questo mondo virtuale da quando sono nati. E chi li ha condotti lì siamo noi adulti, responsabili di aver innalzato davanti ai loro occhi un muro.
Lasciare un bambino di tenera età di fronte ad uno schermo, vuol dire erigere una barriera tra lui e il mondo reale.
E questa barriera gli viene imposta in un momento della vita per cui è essenziale fare esperienza del reale; per conoscere il mondo e sé stessi.
Far sì che una mente non formata passi un tempo indefinito nel mondo virtuale, in grado come abbiamo visto di risucchiare una mente adulta, non può che portare danni al bambino.
La stessa esperienza raccontata prima, la vive anche la mente fragile di un fanciullo. E gli effetti sul bambino, che non ha avuto modo come noi adulti di fare esperienza del reale, di conoscere gradualmente questa tecnologia con tutti i pro e i contro che si porta con sé, possono essere molto pericolosi.
Se noi facciamo fatica a staccarci dallo schermo, come possiamo pensare che possa riuscirci un bambino?
Si potrebbe controbattere a questo argomento sostenendo che anche negli anni ‘90 i bambini venivano lasciati di fronte alla televisione a guardare i cartoni animati. Anche quello non era salutare per i bambini.
È vero, non posso che essere d’accordo. Ma credo sia doveroso fare delle distinzioni tra:
Guardare una videocassetta
Guardare un canale TV per bambini con programmazione in onda 24 ore su 24
Una videocassetta ha una durata definita. Quando il bambino inizia la visione del film, si sa già che tempo un paio di ore circa, finirà. Un canale televisivo per bambini ha invece una programmazione continua. A qualsiasi ora del giorno e della notte ci sono cartoni animati o programmi che vengono trasmessi. Il fatto che non vi sia un termine ben definito, potrebbe portare allo stesso effetto che viviamo oggi con gli smartphone. Dunque sono d’accordo nel dire che gli effetti di lasciare i bambini di fronte ad uno smartphone, in cui è possibile cercare tra milioni di video su piattaforme di streaming online ciò che più lo aggrada, sia molto simile a quello che hanno vissuto i bambini negli anni ‘90 quando avevano pieno controllo sul telecomando della TV di casa e potevano guardare ciò che desideravano.
Ma la grossa differenza tra i due casi, è la portabilità dello smartphone: se negli anni ‘90 il bambino poteva guardare i cartoni e lasciarsi ipnotizzare dalla TV solo a casa, oggi i bambini lo possono fare in qualsiasi luogo, persino in situazioni come una domenica al parco, momento ideale per la scoperta della natura e di attività sportive.
Il rischio di rimanere incollati davanti ad uno schermo per ore - e di conseguenza isolati dal mondo reale - è molto alto.
Content creators e algoritmi come nuovi educatori
Come abbiamo discusso nel capitolo precedente, lasciare i bambini davanti allo smartphone significa sostanzialmente far vedere loro cartoni animati o contenuti molto simili dedicati ai piccoli.
Se la visione di questi contenuti online è continua, vi è il grosso rischio che col tempo, chi crea questi video - “content creators” - possano sostituirsi all’istruzione che dovrebbero impartire genitori e familiari ai piccoli.
Qualsiasi contenuto video, dal cartone animato al programma per bambini, porta con sé una storia e alcuni di questi un insegnamento. Chi era piccolo negli anni ‘90, oggi ricorda bene quanto dovette faticare Simba per riprendersi il titolo di Re Leone, conquistato con la forza dallo zio malvagio.
Il contenuto del Re Leone e di tanti altri cartoni animati che hanno segnato la nostra infanzia, ce lo portiamo dentro come un segno indelebile nella nostra coscienza. È qualcosa che in qualche modo ci ha formato culturalmente. Nella visione di un cartone animato, il piccolo non trova solo una gradevole pausa dagli innumerevoli input che riceve dal mondo reale, ma anche un piccolo momento di formazione.
La scelta del video da far guardare al bambino, è un qualcosa che va analizzato molto attentamente. Lasciare il proprio figlio alla visione di un video online, significa anche far sì che, durante quel periodo, la sua mente venga toccata e segnata da messaggi che sono stati creati da content creator esterni al nucleo familiare.
La forma e il contenuto, potrebbero differenziarsi molto da quello che è il messaggio che i genitori avrebbero voluto insegnare al proprio figlio.
Far sì che un bambino possa vedere senza sosta ciò che un algoritmo propone loro, non è l’ideale.
Qualsiasi genitore ha paura di sbagliare e penso che nessuno sia veramente pronto quando si ritrova tra le braccia il suo primo figlio. Resta fondamentale però il rapporto genitore figlio e nessuno dovrebbe mai sostituirsi alla mamma e al papà. Sia nella scelta del video da far guardare ai propri figli, sia nella modalità di assimilazione del video, i genitori devono ricoprire l’importante ruolo di supervisori ed educatori.
Lasciarsi sostituire da altri, potrebbe portare a sensi di confusione e smarrimento da parte del bambino, incapace di capire quale possa essere la giusta via da seguire.
Dipendenza da smartphone
È inutile negarlo: il mondo virtuale ha il suo fascino. Qualsiasi cosa desideriamo cercare, la possiamo facilmente trovare. E la facilità con cui riusciamo ad ottenere ciò che cerchiamo, crea in noi un senso di appagamento che difficilmente possiamo ritrovare nel mondo reale, a parità di impegno.
Ciò che ci consente di raggiungere più facilmente questo mondo virtuale, come abbiamo visto, è lo smartphone. Nostro inseparabile compagno di vita, sempre a portata di mano. Proprio perché vive in simbiosi con noi, esso è partecipe delle nostre gioie e dei nostri dolori.
Nella nostra quotidianità, il nostro umore è in continuo mutamento. Cambia il nostro stato d’animo e, con esso, cambiano le cose che facciamo. Dal momento che abbiamo sempre uno smartphone a portata di mano, cambia anche il modo in cui lo utilizziamo: ciò che cerchiamo sullo schermo può dipendere molto più di quanto immaginiamo da come ci sentiamo in quel momento.
Ad esempio: quando siamo stanchi, troviamo piacevole passare del tempo a guardare le cose più sciocche, cercando di annullare i nostri pensieri. Quando siamo tristi, guardiamo qualcosa che possa risollevarci il morale. Quando siamo allegri e abbiamo voglia di concederci un regalo, navighiamo in qualche store online per comprarci qualcosa. Ovviamente, non cambia solo il contenuto della ricerca, ma anche il tempo trascorso nel mondo virtuale: quando siamo in vacanza tendiamo a vivere di più il reale facendo bagni al mare o camminate in montagna; quando siamo a casa annoiati c’è il rischio di passare intere giornate a fissare uno schermo.
Anche per i bambini può nascere una relazione tra stato d'animo ed utilizzo dello smartphone. Quando fanno i capricci, si tende a dar loro il telefono per far sì che possano calmarsi. Quando i genitori hanno bisogno di silenzio perché, ipotizziamo, la famiglia è fuori a cena in un ristorante, ecco che spunta fuori lo smartphone con i migliori video salvati in playlist da far vedere al bambino. Così facendo ci si assicura il loro silenzio per il tempo della cena.
Ma questo modo di fare, ci impedisce di capire quali possano essere le cause del fastidio del piccolo. Ciò che pensa, che desidera, ciò di cui vorrebbe fare esperienza. Abbiamo il dovere di comprendere meglio il loro stato d'animo interagendo con loro. Se al posto di provare a capirli li spegniamo dando loro il telefono, come abbiamo visto stiamo erigendo una barriera tra loro e il reale, tra loro e noi.
Inoltre, se il piccolo arriva ad associare che ad un capriccio ottiene ciò che desidera - la visione di un cartone animato - potrebbe approfittarsi di questa situazione per ottenere quello che vuole. Il rischio è anche opposto: se associa stati d’animo come gioia e spensieratezza all’utilizzo dello smartphone, potrebbe portarsi durante la crescita questa convinzione facendola diventare un’abitudine.
Il genitore non dovrebbe favorire un comportamento del genere. Abbiamo visto come l’uso prolungato di dispositivi tecnologici ci isoli dal mondo reale. Far sì che un bambino che manifesta un fastidio venga posto di fronte a uno schermo e che non si cerchi di capire quale possa essere la causa di questo malessere può avere due gravi conseguenze:
I. anestetizzare la mente del bambino, annullando sentimenti ed emozioni attraverso la visione di un video e non lasciandogli fare esperienza del reale
II. non comprendere il comportamento del bambino, evitando di capire l’origine delle sue emozioni
Lasciamo che i bambini siano liberi di esprimersi con i metodi primitivi che hanno a disposizione. Non abbiamo paura di fargli fare esperienze: sono spugne che meritano di assorbire tutto il bene e il male del mondo. È compito dei genitori educarli dandogli i giusti valori morali. Non lasciamo che siano degli algoritmi a crescerli.
Sono sicuro che, così facendo, genitori e bambini cresceranno insieme.
L’uso prolungato di smartphone o dispositivi digitali da parte dei piccoli sta comportando seri problemi di attenzione e apprendimento che non possono essere ignorati. Le difficoltà che i giovani cresciuti con queste tecnologie stanno avendo, penso siano evidenti e sotto gli occhi di tutti.
Invito a non colpevolizzarli o a ritenerli responsabili di qualsiasi loro comportamento negativo. Cerchiamo di andare a fondo del problema, analizzandone l’origine.
Gli interessati al tema possono approfondire e trovare evidenze di quanto presentato qui, attraverso la lettura di questi due articoli scritti:
